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Vertice contro rete, G8 vs Facebook!

9 luglio 2009

 

Tra i tanti articoli incentrati sul G8 che è in corso a L’Aquila, è interessante leggere questo commento di Stefan Kornelius, editorialista della Süddeutsche Zeitung, che parla di una politica improntata al cosiddetto “principio di Facebook”, e che afferma che l’Italia da tempo non è più tra i grandi.

Dal vertice alla rete

un commento di Stefan Kornelius  

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Con l’Italia, e senza la Cina e l’India, il G8 è solo un rimasuglio del 20° secolo. Ma non è tanto importante chi è presente, quanto cosa ne verrà fuori.

Ogni volta che si incontrano gli stati-G (grandi) di questo mondo, bisogna scontrarsi con il problema di chi precisamente può partecipare all’incontro. Si chiama format, nel gergo diplomatico, e in questo momento il feticismo da format è vissuto un po’ troppo intensamente. Mercoledì si incontra il gruppo degli otto, più tardi sarà un G8 allargato, poi gli otto più gli amici dei paesi in via di sviluppo, e prima o poi si incontreranno anche i G 20, che in verità sono G22 o G24. In passato  si affrontavano guerre e supremazie, oggi il significato dell’incontro dipende dal protocollo.

Tuttavia, il format non sostituisce la sostanza. Negli affari di stato internazionali ciò che conta è ciò che produce risultati. Dove, allora, si prendono le decisioni sul clima, che poi vengono trasformate? Chi mette in ordine i mercati finanziari e poi si attacca alle nuove regole? Chi coordina nel modo più razionale possibile le relazioni degli stati mondiali con l’Iran? Per ogni problema esiste una soluzione diversa, e questa può chiamarsi G8 o G20 oppure tre più tre.

La politica secondo i principi di Facebook

Dietro ai numeri e alle storie, si nasconde il riconoscimento che in un mondo in rete, quelli che hanno più seguito (e quindi influenza), sono quelli che si sono abilmente annodati. Gli stati non si distinguono in questo dagli alunni nel cortile della scuola durante l’ora della pausa, quelli che trattano con le amicizie di Facebook. Gli U.S.A., già dai tempi di George Bush, sanno che non è la potenza militare, ma è il sostegno morale che procura superiorità nel mondo.

Insomma, il G8 morirà perché proviene dal secolo precedente, perché la Cina e l’India non vi partecipano, e perché l’Italia da tempo non vi appartiene più? No, semplicemente no perché le reti non sono superflue fin quando producono risultati. Il G8 è un club eurocentrico, e gli europei seguirebbero un cattivo consiglio se si lasciassero convincere ad abbandonare le loro amicizie, in un’epoca in cui nell’Asia centrale si formano nuove alleanze, e quando le potenze ambiziose come India e Cina si sentono ancora soddisfatte a dialogare con i G20.

Inoltre, vale per gli stati la vecchia regola tedesca della riunione: creare un segretariato per non far morire il club. Il G8 è un’istituzione, con importanti funzionari, detti scerpa, che lavorano tutto l’anno. Si distribuiscono incarichi lavorativi, si creano squadre di lavoro, si controllano i risultati.

Non possono esserci attaccabrighe

Soprattutto regna una forte pressione di consenso. In quegli otto stati nessuno può fare l’attaccabrighe. Il G8 vive quindi di un meccanismo salutare, come non potrebbe essere in un’unione di 20, e guarda caso nel periodo della più grande crisi economica mondiale.

La regola più importante per la moderna epoca dei vertici è la seguente: non esiste una regola, solo le tue alleanze, costruisci delle maggioranze. L’Aquila potrebbe anche risucchiare i grandi e poi risputarli – ma importante resta che alla fine tutti parlino un’unica lingua.

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