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L’Italia si è trasformata in Berlusconistan?

31 luglio 2009

CIAO BELLA

Un viaggio nell’Italia di Berlusconi

La versione on-line del giornale tedesco Der Spiegel (vai all’articolo in lingua) dedica un servizio lunghissimo alla bella Italia. Alexander Smoltcyk compie un viaggio in Italia e incontra bandiere verdi sventolanti in una terra chiamata Padania, macchine di lusso parcheggiate sui marciapiedi di Siena, vecchi imbalsamati che fanno ancora politica tra i sussurri del Transatlantico a Roma, segnali stradali con buchi di pallottole in Puglia. Si ferma a Napoli dove incontra il sociologo Peter Kammerer che, esprime le sue opinioni, sulla corruzione vista quasi come male necessario e sull’Italia considerata come il laboratorio politica d’Europa. Il racconto del viaggio e dei personaggi incontrati (da Cicciolina a Giuliano Ferrara, senza dimenticare Nichi Vendola) si trova alla pagina Italia che vai…, mentre di seguito è riportata l’intervista al sociologo.

Italia, il laboratorio politico

“Ogni cosa si muove qui, e le sue dinamiche non si possono predire, anche se alla fine la sua struttura è molto robusta. … Le questioni di stile sono importanti in Italia, e le cose che Berlusconi trascura oggi potrebbero costargli la testa domani. L’Italia è sempre stata un laboratorio politico. Hitler studiava Mussolini, e la gente di sinistra ammirava l’Eurocomunismo, così come la fazione tedesca dell’Armata Rossa imparava dalle Brigate Rosse italiane. Secondo Kammerer, la Germania potrebbe avere un suo Berlusconi tra 10 anni. I sintomi già si avvertono: il crollo di popolarità della SPD, l’inconsistenza di tutte le piattaforme politiche, l’arbitrarietà dei discorsi e la mediocrità dei politici. Per questa ragione, è importante studiare l’Italia, e conoscere gente come Sandra Canes e Nichi Vendola, e ascoltare quello che dicono Giuliano Ferrara o i commercianti di pezzi di ricambio. Berlusconi non costituisce la malattia dell’Italia. Gli italiani lo guardano come se guardassero in uno specchio onnipresente, sempre inorriditi, non sempre volenterosi e costantemente preoccupati di quello che può nascondersi dietro. E’ proprio a causa delle sue impertinenze che l’Italia conserva il suo fascino. Dice Kammerer: ‘Tutto è ambiguo, per esempio io sono favore della corruzione. Se le regole fossero tutte rigide, sarebbe necessario oltrepassare i limiti, altrimenti la vitalità si esaurirebbe. La corruzione evita che l’ordinario diventi legge.’ Proprio l’ordinario da perdere fascino. In questo senso, l’Europa ha bisogno di questo paese più che mai – come un’imposizione, un laboratorio. E’ bene sapere che qualcosa esiste a una sola ora di volo da qui. L’Italia è ancora un paese eccitante, e vale la pena osservarlo. Kammerer dice: ‘Cosa amo dell’Italia? Non puoi dipendere da niente in questo paese’. Neanche dalla verità e dalla decadenza della nazione.

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