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Venezia vs Stampa Estera

4 agosto 2009

Alcuni giornali si occupano di Venezia, come questo articolo della Sueddeutsche Zeitung (vai all’articolo originale)

E’ aperta la caccia agli ambulanti di strada

Sicurezza a Venezia

03.08.2009, 16:59

I soldati e la polizia dovranno cacciare i venditori abusivi dalla Piazza San Marco a Venezia. La notizia non causa stupore tra i cittadini della Laguna.

 Già in questa settimana sarà dato avvio all’azione. Con questa particolare task forze il Ministro della Difesa e la Provincia di Venezia, intendono contrastare i quasi 400 venditori abusivi stranieri, come riporta il quotidiano romano La Repubblica. Al  Comune della città lagunare non si è proprio convinti della bontà di questa idea: “A Venezia non serve una presenza militare per garantirne la sicurezza”, ha affermato il vicesindaco Michele Vianello. Da molto tempo i cittadini e i commercianti di Venezia si lamentavano del flusso di “Vù cumprà”, così come vengono chiamati i venditori ambulanti con le loro borse, orologi o maschere. “Diventano sempre più aggressivi e invadenti”, afferma Dino Fusello della commissione cittadina sul problema del commercio abusivo.

Secondo alcuni rapporti, recentemente è stato ferito un poliziotto locale dopo che questi aveva provato a fermare un gruppo di ambulanti che cercavano di scappare all’arrivo dell’agente. La nuova presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto, della Lega Nord, partito nemico agli stranieri, vorrebbe che i suoi poliziotti rendessero più sicure le spiagge durante il periodo delle vacanze. “Abbiamo già raddoppiato i nostri sforzi contro il commercio di strada”, risponde il sindaco di sinistra, Massimo Cacciari, alle accuse di non aver fatto abbastanza per risolvere il problema. In ogni caso, l’uso dei militari dovrebbe essere prima sottoposto alla commissione cittadina che si occupa di ordine pubblico.

 

Le Figaro invece si interessa al progetto Mose (vai all’articolo originale)

 

Un cantiere gigantesco per salvare Venezia dalle sue acque

Tremila operai, un’armata di cento navi, impianti di terrazzamento giganteschi, 400.000 m2 di fondo marino protetto. E’ l’opera più importante da trent’anni in Italia : un sistema di dighe che dovrebbe essere completato per il 2014.

Un cavallo di battaglia per Berlusconi

Il nuovo sistema di dighe mobili, battezzato « Mose » ‘ebbe il verde sotto l’impulso di Berlusconi nel 2003. Tre anni dopo, l’attuale sindaco e filosofo di sinistra, Massimo Cacciari, uno dei detrattori più convinti, propose 13 alternative. Romano Prodi, allora al potere, non gli diede seguito e confermò il progetto attuale nel 2006.’

Oltre alla laguna, altri lavori importanti sono stati compiuti per assicurare a tutte le isole il loro antico fascino. ‘Il Mose è al 54% della sua realizzazione, costerà allo Stato 4,2 miliardi di Euro, ma l’insieme dei lavori, i cui effetti benefici dovrebbero ricadere su più generazioni, ne decuplicheranno il costo’.

«Era il prezzo da pagare per garantire la sopravvivenza ad una città in cui vivono 60.000 abitanti ma che riceve 21 milioni di visitatori all’anno. »

‘Molti esperti si sono mostrati scettici. In effetti, la base su cui Venezia è costruita, è molto fragile. Ora, un sollevamento ineguale potrebbe causare dei gravi squilibri e provocare delle lesioni irreparabili alle fondamenta.’

Lo stesso Comune di Venezia si è opposto al progetto, e i suoi rappresentanti hanno proposto una « serie di soluzioni alternative che il governo di Roma non ha mai preso in considerazione ».

Attualmente, ‘il piano prevede di praticare tre inserimenti  ad una profondità tra 660e 800 metri. All’interno di queste condutture sarà iniettata l’acqua pompata a largo così assicurando una pressione tale da sollevare la superficie di alcune decine di centimetri (tra i 25 e i 30 cm in dieci anni). Sono stati individuati quattro siti. Resta ora da trovare l’essenziale, i finanziamenti, stimati a 5 milioni l’anno.

Tentativi simili sono stati fatti a Las Vegas, tra il 1980 e il 1998, così come l’iniezione deliberata di fluidi nel sottosuolo è una pratica comune nell’industria petrolifera. Essa permette di far risalire gli idrocarburi depositati nel fondo e di recuperali. Ma le cose stanno diversamente per Venezia.

Le quantità di acqua pompate dovranno essere considerevoli e continue per evitare che il livello del suolo non ridiscenda. « Questo è il punto debole del progetto », dice Paolo Pirazzoli, del CNR, specialista di variazioni del livello del mare, veneziano. Inoltre, il rischio di fratture in superficie non è da scartare. Questo programma spettacolare ha comunque il merito di migliorare la conoscenza del sottosuolo della città dei Dogi.

L’innalzamento del livello del mare non risparmierà Venezia. Il Mose e l’iniezione di acqua di mare in profondità non basteranno per evitarlo, dice Paolo Pirazzoli. Altri esperti italiani stimano che le previsioni del Gruppo intergovernativo di esperti sul clima, tendano a sottovalutare il progetto. Secondo lui, bisognerà adottare altre soluzioni. L’efficacia del progetto universitario di Padova sarà comunque seguito ben al di là di Venezia. I loro esperimenti interesseranno tutti coloro che lavorano sui problemi dell’adattamento ambientale che sarà necessario in seguito al riscaldamento climatico.

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