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A Milano, il centro europeo del terrorismo

1 dicembre 2009

 

Due ex detenuti di Guantanamo, che saranno processati in Italia con accusa di terrorismo, sono stati collegati ad un centro islamico  di Milano, descritto dalle autorità statunitensi come la stazione europea principale di Al-Qaeda, prima degli attacchi dell’11 settembre. Così è stato riferito giovedì scorso da fonti ufficiali.

 

di VICTOR L. SIMPSON, The Associated Press , Tuesday, December 1, 2009; 9:15 AM

 

Adel Ben Mabrouk, 39, e Mohamed Ben Riadj Nasri, 43, tunisini, sono arrivati in Italia lo scorso lunedì e sono stati subito presi in custodia a Milani, Entrambi sono accusati di essere membri di un gruppo terrorista con legami ad Al-Qaeda, reclutatori di combattenti per l’Afganistan.

Nasri ha parlato con i giudici la scorsa notte, e Mabrouk sarà interrogato nei prossimi giorni.

L’avvocato Roberto Novellini ha detto che Nasri “è stato ascoltato”, che sta bene e che è solo un po’ stanco per il viaggio. Ha anche aggiunto che Nasri ha parlato del perché è stato a Guantanamo, e delle circostanze del suo trasferimento.

Il Ministro degli Esteri, Frattini, ha detto martedì che Washington aveva chiesto all’Italia di accogliere ancora più detenuti di Guantanamo, e anche che sarebbe stato consegnato un elenco di nomi al vaglio delle autorità italiane.

Berlusconi aveva promesso ad Obama, durante un incontro alla Casa Bianca del giugno scorso, che l’Italia avrebbe accettato altre tre persone per venire incontro all’amministrazione U.S.A. che vuole chiudere il carcere di Guantanamo.

Frattini ha rifiutato di fornire dettagli sul terzo nominativo o sulla data del suo arrivo. Ma ha detto che l’Italia ha dato il consenso ad accettare altri detenuti, confermando anche la consegna dell’elenco dei nomi ora sotto esame.

Frattini ha anche detto che fino ad ora non è stato ancora deciso quali detenuti accettare.

L’Italia ha accolto i Tunisini come un “concreto segno politico” dell’impegno italiano ad aiutare gli U.S.A. a chiudere Guantanamo, come ha detto il Ministro Alfano lo scorso lunedì.

Gli inquirenti hanno detto che due collaboratori inseriti nel programma di protezione italiano hanno prodotto testimonianze a carico dei due tunisini. Il Ministro degli Interni Maroni ha aggiunto che desidera che i due siano subito processati. 

Secondo gli inquirenti, un avvocato ed una trascrizione in mano alla Associated Press, entrambi gli uomini frequentavano il centro islamico di Milano negli anni ’90, definito da un rapporto statunitense come “la principale stazione di Al-quaeda in Europa”.

Lazhar Ben Mohamed Tlil, un testimone chiave, ha detto che Nasri, noto come Abou Doujana, era capo di una organizzazione di tunisini in un campo afgano, dove le reclute ricevevano sia una formazione militare che ideologica. Il testimone ha detto che fu in questo campo che a lui ed ad un’altra recluta fu insegnato che “uccidere gli infedeli era un dovere per ciascun musulmano”, e dove furono preparati per compiere attacchi suicidi.

Secondo la stessa fonte, Nasri viaggiava dall’Italia all’Afganistan, reclutando tunisini per le missioni suicide.

Obama ha confermato il mese scorso che non avrebbe potuto rispettare la scadenza di gennaio per la chiusura del carcere – in parte a causa della difficoltà di persuadere altre nazioni ad accogliere i detenuti.

Nasri è stato catturato dagli americano dopo essere stato ferito nel bombardamento di Tora Bora, già noto come collegato ai combattenti musulmani bosniaci, e per spaccio di denaro falso in Italia. A sua volta Nasri nega di essere membro di un gruppo islamico, o addirittura di essere a capo di uno.

In Italia, Nasri è accusato inieme ad altre otto persone di associazione a delinquere, per aver aiutato organizzazioni di immigrazione clandestina e per terrorismo, dal 1997 al 2001.

Mabrouk, dal canto suo, ha vissuto in Italia prima di trasferirsi in Afganistan, nel 2001. Secondo le autorità americano, anch’egli ha legamo con Al-qaeda, già condannato a 20 in Tunisia per terrorismo.

Vai all’articolo originale, pubblicato sul Washington Post, clicca qui, a nome della Associated Press writers Colleen Barry, Nicole Winfield and Frances D’Emilio contributed to this report.

 

 

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