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Esteri vs Esteri


19/07/2009

SEX AMERICANA

 

Un saggio pubblicato sul Wall Street Journal, si chiede se oggi gli scandali a sfondo sessuale siano ancora in grado di affondare un politico, oppure se non siano la sua incapacità e ipocrisia. (vai all’articolo originale). Visto l’intreccio di politica e gossip che domina sulle pagine dei quotidiani italiani, (vedi Papi e il temperamatite comicosceno), le considerazioni che seguono hanno un ovvio rilievo.

 

L’infedeltà non è più l’assassina della carriera dei politici. Ma la stravaganza, la menzogna e l’inettitudine potrebbero esserlo

(di Gerard Baker, 8 luglio 2009, sul Wall Street Journal)

Dopo lo scandalo che ha investito e costretto alle dimissioni il governatore della South Carolina, Mark Sanford, per un storia extraconiugale con una bella argentina, qualcosa è cambiato. La conferenza stampa che ha fatto seguito alle dimissioni non era più la solita messinscena di moglie adorante ai piedi di un marito contrito e pentito. Era diversa e, forse, ciò dimostra che qualcosa sta cambiando nella mentalità degli americani. Probabilmente non sarà “una libido incontrollabile” a danneggiare l’uomo politico.

Anche se l’adulterio ha costituito, e forse per una minoranza di elettori ancora costituisce, un’automatica squalifica per le cariche pubbliche, è evidente che le regole con cui si giudicano oggi i politici americani sono complesse e stanno cambiando.

Tradizionalmente, gli illuminati ed intelligenti Europei hanno sempre considerato che gli atteggiamenti pubblici verso il sesso, all’interno dei vari sistemi come quello dei mercati finanziari, del sistema sociale e del welfare, nella pubblicità ed in televisione, costituiscono la linea di demarcazione tra il modello di governo e di società anglosassoni da un lato, e l’Europa continentale dall’altro.

Gli Americani ed i Britannici sono, secondo questa tradizione, vittime psico-sessualmente represse dalla pesante eredità del Puritanesimo e dell’etica del lavoro protestante. A quanto pare, ciò li rende prurigginosi e pronti a urlare e a protestare affinché un leader politico dia le dimissioni, non appena si intravvede un paio di mutandine.

Per gli Europei, specialmente se di provenienza latina, i costumi sessuali dei politici non hanno maggiore importanza sul giudizio della loro attitudine a rivestire cariche pubbliche, di quanta ne abbia l’importanza di ciò che mangiano a colazione.

E’ stato molto divertente assistere ai contemporanei eventi del mea-culpa di Sanford negli Stati Uniti, e alla negazione allegra dei fatti imputati a Berlusconi, in Italia.

Le tendenze di Berlusconi di correre dietro alle gonne – anche se indubbiamente offensive per molte donne italiane – sono considerate come un prodotto collaterale del machismo che gli ha reso molti soldi e gli ha consegnato le redini del governo italiano, per un periodo lungo più di ogni altro dai tempi di Cesare Augusto.

Anche in Paraguay, paese di cultura latina, il Presidente Fernando Lugo è stato accusato dalla sua ex-governante per molestie sessuali. Il Presidente aveva già ammesso, in passato, di avere un figlio illegittimo, per non dire che è stato anche vescovo cattolico.

Anche negli Stati Uniti pare che il classico (in ogni senso del termine) adulterio non costituisca più una squalifica politica, neanche negli stati più legati alla Bibbia, né per i politici repubblicani assidui lettori della Bibbia.

Piuttosto, il ruolo che il sesso gioca in politica è più sfumato.

L’opinione comune è che in politica l’ipocrisia sia più assassina della scostumatezza sessuale. E, se sei uno di quelli con il dito indice puntato, conservatore e preservatore della famiglia, invece di un liberale permissivo, sarà più difficile continuare la carriera dopo eventuali rivelazioni scabrose.

Così, nessuno si aspettava che Bill Clinton fosse il tipo del marito perfetto; e le possibilità di diventare governatore, non furono minimamente scalfite dalle accuse di molestie sessuali che all’epoca colpirono Arnold Schwarzenegger. Anche i politici repubblicani, beccati sul misfatto, come Larry Craig e David Vitter, hanno continuato a ricoprire la loro carica pubblica.

Addirittura, neanche l’ipocrisia – l’omaggio che il vizio paga alla virtù – non costituisce un’immediata squalifica. Forse gli elettori più maturi hanno concluso che l’ipocrisia dei politici non è poi un fatto così scioccante.

In effetti, pare che lo scandalo sessuale possa addirittura essere di aiuto ai politici conservatori. Per esempio, quando si disse che l’ex-primo ministro inglese considerato come il tipo di maschio piuttosto noioso ed anonimo, John Major avesse un’amante, si disse anche che il gossip avrebbe potuto aiutare Major ed il suo partito conservatore ad evitare la peggiore sconfitta subita in 80 anni.

Eppure la questione del sesso, e la luce che getta sui politici, in maniera recondita, ha un effetto sulla considerazione che il pubblico ha dei politici. Per molti elettori, anche i più permissivi e disposti al perdono, la levatura morale non va separata del tutto dalla valutazione sulla sua capacità a rivestire un ruolo pubblico.

Non si può dubitare che buona parte del successo di Barack Obama sia dovuto alla sua immagine di uomo di famiglia decente, marito innamorato e padre devoto.

Ciò suggerisce che l’argomento della condotta personale può aver perso la sua forza di fattore negativo in politica. Tuttavia, esso detiene ancora il suo potere di fattore positivo. L’infedeltà e la cattiva condotta sessuale possono non far soccombere una carriera politica, ma l’immagine della fedeltà e della decenza possono aiutarla. Andrebbe anche ricordato che laddove la personalità conta, gli elettori sembrano essere preparati a considerare gli errori sessuali come un elemento parziale del carattere di una persona. Non c’è una particolare ragione per cui altri tratti come il coraggio personale, il lavoro duro o l’umiltà siano meno importanti delle fedeltà sessuale di un candidato.

Ma dovrebbe essere chiaro che, anche tra gli anglosassoni apparentemente ossessionati dalla personalità, si registra un’asimmetria. Gli elettori hanno mostrato una marcata volontà a perdonare un mascalzone politicamente bravo. Non ci si può aspettare che questi estendano lo stesso perdono  a coloro che sono pazzi moralmente perfetti.

 

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04/07/2009

L’Iran sembra aver rovinato i sogni dell’Unione Europea

(vai all’articolo originale)  

di David Charter Brussels su Times online

 

L’obiettivo della diplomazia europea è di dimostrare che se una nazione come l’Iran attacca uno degli stati membri dell’UE, essa attacca tutti gli stati membri. E in questo caso non si tratta dei quattro moschettieri: ci sono 27 nazioni nell’UE, ognuna delle quali con i propri obiettivi di politica estera.

L’UE è stata molto sollecita nel condannare l’Iran per il modo con cui ha domato le proteste sulle elezioni presidenziali del mese scorso. Tuttavia, la coordinazione dell’Unione ha cominciato a scricchiolare con l’arresto dei nove impiegati dell’Ambasciata britannica.

La Gran Bretagna, durante la presidenza ceca dell’UE, è riuscita ad imporre la propria posizione, ed una richiesta britannica riguardante il ritiro in massa degli ambasciatori UE rimane ancora sul tavolo. Tuttavia, in alcune capitali tale misura è considerata troppo aggressiva.

L’UE è il maggior partner commerciale dell’Iran, con un ammontare di esportazioni pari a 11 miliardi di Euro. Le due maggiori oppositrici alle sanzioni sono state la Germania e l’Italia, con cui l’Iran conclude la maggior parte degli affari.

L’enorme difficoltà di unire 27 posizioni diverse ha fortemente ostacolato Javier Solana, il rappresentanti degli affari esteri dell’Unione, che era stato scelto per la sua capacità di non dispiacere agli stati membri più grandi, e cercando di assumere posizioni radicali.

 

Approfondisci con un punto di vista diverso, quello russo, sulla questione dell’Iran, della green revolution e del ruolo dei media inglesi, vai alla pagina Esteri vs Esteri, Come i media Occidentali spalleggiano la “rivoluzione verde” in Iran.

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24/06/2009

Vi ricordate quando la Russia rappresentava per gli Occidentali il lontano contrario di tutto? Russia Today TV, o semplicemente RT, è un canale russo di news in lingua inglese, il primo completamente digitale della TV russa, sponsorizzato dall’agenzia RIA-Novosti di proprietà dello Stato. Se siete alla ricerca di un punto di vista diverso, questo canale può senz’altro dare soddisfazioni.

Sul sito web www.russiatoday.ru si possono trovare gli excerpt dei programmi. Quello che segue affronta il problema della “green revolution” in Iran e dei disordini dopo la contestata ri-elezione di Mahmoud Ahmadinejad (vai all’articolo originale).

 

Come i media Occidentali spalleggiano la “rivoluzione verde” in Iran

24 Giugno, 2009, 05:31

 

E’ stata un’elezione rifiutata dal popolo iraniano – o almeno questa è l’impressione che viene data dalle trasmissioni dei media occidentali. Ma stanno dicendo la verità’

Le stazioni radio della BBC e di Voice o America sono state duramente criticate dalle autorità iraniane, che accusano gli editori di alimentare la violenza dopo la contestata rielezione del Presidente Mahmoud Ahmadinejad.

L’Unione Europea ha respinto le accuse da parte dell’Iran secondo cui i media occidentali avrebbero aiutato a progettare i disordini post-elettorali mentre continuano le proteste a Teheran.

Il Presidente americano Barack Obama ha anche detto che Washington non ha commesso alcuna ingerenza negli affari iraniani. Anche se ha duramente condannato le azioni di Teheran per porre un freno alle proteste, Obama ha affermato che gli Stati Uniti rispettano la sovranità della nazione.

Ma gli iraniani protestano su eventuali brogli e chiedono elezioni leali – questo è quanto la maggior parte delle persone stanno vedendo alla televisione.

Il giornalista Jalal Ghazi crede che Ahmadinejad abbia vinto le elezioni perché “la differenza è di 11 milioni e non possiamo pensare che siano stati falsificati 11 milioni di voti.”

Ora, perché i media americani trascurano questo particolare?

Mentre le proteste continuano, alcuni esperti continuano a credere che ci siano interferenza dall’esterno dell’Iran. Un editorialista ed ex vice-segretario del Tesoro americano, durante la presidenza Reagan, Paul Craig Roberts, ha affermato che fa tutto parte di un importante piano di destabilizzazione preordinato dagli Stati Uniti.

“La Cia sta conducendo un piano di destabilizzazione all’interno dell’Iran da due anni; è risaputo ed è stato ampiamente riportato dalla stampa americana e britannica. Stiamo vedendo i frutti di una protesta orchestrata che sta avvenendo a Teheran”, ha detto Roberts.

“I media americani fanno da ministero della propaganda al governo”, ha aggiunto.

Il giornalista investigativo Wayne Madsen ha detto a RT che la vera storia dietro ai media in Iran è quella della istigazione alla “rivoluzione verde”.

“George Bush ha versato 400 milioni di dollari all’Open Society Institute e al National Endowment for Democracy (NED) di George Soros per influenzare questi movimenti di opposizione contro il governo iraniano,” afferma Madsen, “Ogni volta che si sente parlare di rivoluzione si tratta di George Soros e dell’Open Society Institute”.

Andando oltre, Madsen afferma che “Ieri la CNN ha avuto dei problemi a rinunciare al reportage delle dimostrazioni a Teheran per riportare di un terribile incidente nella metropolitana di Washington. Qual è il motivo di questa intensa copertura giornalistica da parte della CNN, MSNBC e Fox News? E’ come se ci fosse uno sforzo coordinato e concertato per mescolare le cose usando i media occidentali.

Gli esperti si stanno domandando se questo sia o meno un altro tentativo statunitense di fomentare una rivoluzione a colori nel Medio Oriente, così come ha fatto in passato nell’Europa dell’Est.

“C’è una tendenza ad avvantaggiarsi dei problemi interni all’attuale governo iraniano”, ha detto Madsen. “Assistiamo in questo momento a Teheran a cose che abbiamo già visto in Ucraina ed in Georgia”.

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